L’energia costa di più? La convenienza della cogenerazione aumenta

L’energia costa di più? La convenienza della cogenerazione aumenta

Quando l'energia costa
di più, chi la autoproduce
sta meglio di chi la compra.

In un mercato in cui il gas
costa caro, sprecare il 55%
dell'energia acquistata in
calore dissipato è un lusso.

Chi compra energia dalla rete subisce la volatilità dei prezzi in modo diretto: ogni rincaro si traduce immediatamente in un costo maggiore, senza leve per attenuarlo. Chi invece autoproduce parte della propria energia con un cogeneratore si trova in una posizione diversa e, sorprendentemente, più i prezzi salgono, più quella posizione diventa vantaggiosa.

È il risultato di una meccanica di mercato precisa, che vale la pena capire.

Come funziona la cogenerazione sul piano economico

Un cogeneratore è alimentato da gas per produrre contemporaneamente energia elettrica e calore. Il vantaggio economico nasce dalla differenza tra quanto si risparmia sull’acquisto di energia elettrica e calore (gas) e quanto si spende in gas per autoprodurre questa energia.

Questa differenza ha un nome tecnico: spark spread di cogenerazione. È il margine netto di ogni kWh autoprodotto, ed è il numero che conta davvero quando si valuta la convenienza di un impianto.

In condizioni di prezzi stabili, lo spark spread è già positivo, quello che cambia in un mercato volatile è la proporzione tra i due movimenti.

Il meccanismo che pochi spiegano

Gas ed elettricità non sono prezzi indipendenti, storicamente si muovono nella stessa direzione. Quando il gas sale, sale anche il prezzo dell’energia elettrica sul mercato, perché le centrali termoelettriche, che usano gas per produrre elettricità, trasferiscono l’aumento del combustibile sul prezzo finale.

Per produrre 1 kWh elettrico, una centrale termoelettrica standard ha bisogno di circa 2 kWh termici di gas (considerando un rendimento medio del 50%)

Questo significa che in uno scenario di rincaro energetico, chi ha un cogeneratore vede crescere sia il costo del gas sia il valore dell’elettricità che produce. La domanda è: quale dei due pesa di più?

La risposta è che l’aumento del valore dell’elettricità supera l’incremento del costo del gas. Perché? Perché il prezzo dell’elettricità sul mercato riflette l’inefficienza termica delle grandi centrali. Un cogeneratore, essendo molto più efficiente, cattura questo differenziale di valore (lo Spark Spread) e trasforma il rincaro energetico in un vantaggio competitivo proporzionalmente maggiore.

Facciamo un esempio concreto. Un impianto da 40 kWe che lavora 8.400 ore all’anno. In uno scenario di prezzi standard (gas a €0,90/Smc, elettricità a €0,30/kWh), il risparmio annuo è significativo (€95.000, secondo il nostro simulatore). Ma cosa succede se il gas sale del 200% e l’elettricità “solo” del 50%? Il risparmio cresce lo stesso (nella simulazione, salirebbe a €130.000).

Anche se il costo del gas sale verticalmente, il valore dell’energia elettrica autoprodotta e del calore recuperato sale in modo ancora più che proporzionale. Il risparmio annuo non viene eroso, ma si moltiplica.

Più l’energia costa cara sul mercato, più l’impianto accelera il suo rientro economico, proteggendo i margini dell’azienda proprio quando ne ha più bisogno.

La cogenerazione è una
protezione contro
l'imprevedibilità del
mercato energetico.

Perché succede questo

La spiegazione è nella struttura del risparmio. Con la cogenerazione, ogni kWh prodotto internamente è un kWh che non si compra dalla rete. Quando il prezzo dell’elettricità sale, il valore di quel kWh autoprodotto cresce di pari passo. E poiché i volumi di elettricità prodotta sono significativi – decine o centinaia di migliaia di kWh all’anno – anche un incremento percentuale contenuto sul prezzo dell’elettricità si traduce in un risparmio assoluto molto rilevante.

Il gas, nel frattempo, incide sull’altro lato della bilancia. Il suo aumento pesa, ma pesa meno perché il rendimento della cogenerazione può arrivare al 90%, il che significa che quasi tutto il contenuto energetico del gas viene convertito in qualcosa di utile: elettricità o calore. Non c’è dispersione da assorbire.

Il risultato è che i due effetti non si compensano: il guadagno sul fronte elettrico supera la perdita sul fronte del gas. E più il mercato è volatile, più questo scarto tende ad ampliarsi.

Il calore che nessuno conta

C’è un secondo vantaggio che spesso non entra nei calcoli, ma che in un contesto di prezzi alti diventa rilevante quanto il primo.

Una centrale termoelettrica tradizionale converte in elettricità circa il 40-45% dell’energia contenuta nel combustibile. Il resto, più della metà, viene disperso come calore di scarto attraverso le torri di raffreddamento.

Un cogeneratore, invece, recupera quel calore e lo reimmette nel processo: per riscaldare ambienti, per alimentare processi produttivi che richiedono vapore o acqua calda, per mantenere in temperatura i digestori in un impianto a biogas. L’efficienza complessiva dell’impianto supera il 90%.

In un mercato in cui il gas costa poco, questa efficienza ha un valore; se il costo del combustibile è strutturalmente più alto, sprecare il 55% dell’energia acquistata è un lusso che nessuna azienda può permettersi di ignorare.

La cogenerazione come strumento di risk management

C’è un modo di leggere tutto questo che va oltre l’efficienza energetica: la cogenerazione come strumento di gestione del rischio.

Un’azienda che acquista tutta la sua energia dalla rete è esposta per intero alla volatilità del mercato elettrico. Ogni picco di prezzo, ogni crisi geopolitica che muove i mercati del gas, ogni stagione anomala che altera la domanda si riflette direttamente in bolletta. Non c’è protezione.

Un’azienda con un cogeneratore ha invece una posizione parzialmente coperta. Produce una quota della sua energia a costo fisso e prevedibile, quello del gas, e acquista dalla rete solo il differenziale. Trasforma una variabile di mercato in un costo industriale che si può pianificare.

Questo non elimina il rischio, però lo riduce e, quando i mercati sono instabili, ridurre il rischio ha un valore che non compare in nessuna bolletta ma si sente concretamente nei conti di fine anno.

Quando la cogenerazione smette di convenire

Per trasparenza, è giusto dire che ci sono scenari in cui la cogenerazione non conviene.

Lo scenario di stress più estremo è quello in cui il costo del gas aumenta di sette o otto volte rispetto ai livelli base, mentre il prezzo dell’elettricità rimane invariato. In quel caso il risparmio si azzera o diventa negativo.

È uno scenario apocalittico: richiederebbe una crisi energetica di portata tale da mettere in discussione molte altre variabili, prima dell’impianto di cogenerazione.
In condizioni di mercato realistiche, inclusi scenari di forte volatilità come quelli vissuti nel 2022 o che stiamo purtroppo vivendo ancora oggi, la cogenerazione regge e migliora la propria convenienza relativa.

Come valutare il proprio caso

Ogni impianto è diverso, la convenienza dipende dai consumi elettrici e termici dell’utenza, dal profilo orario di utilizzo, dalla taglia dell’impianto e dai prezzi energetici locali. Non esiste una risposta valida per tutti.

Quello che esiste è un modo per calcolarla con precisione: un simulatore che prende in input i dati reali dell’azienda e restituisce una proiezione di risparmio su diversi scenari di prezzo, inclusi quelli di stress.

Se volete conoscere i vostri numeri, potete contattarci per una simulazione personalizzata. È il modo più rapido per capire se e quanto la cogenerazione conviene nel vostro caso specifico.