Energia e investimento

Produrre energia come forma di investimento

Gli incentivi fiscali che vengono concessi per legge agli impianti di cogenerazione rappresentano una fruttuosa forma di investimento.

Chiariamo con due esempi

Cogenerazione da fonte rinnovabile
Immaginiamo che un’azienda agricola decida di installare un impianto di cogenerazione da fonte rinnovabile, dotato di cogenerazione ad alto rendimento e recupero dell’azoto per produrre fertilizzanti, che utilizza biogas da sottoprodotti vegetali e liquame animale come combustibile.

Scegliendo la modalità della tariffa onnicomprensiva, lo Stato corrisponderà al gestore dell’impianto 0,266 € ogni kWh di energia prodotta per 20 anni.

Ipotizzando che l’impianto sia da 100 kWh (taglia ottimale per evitare l’iscrizione al registro) e che funzioni per 8500 ore all’anno su 8760 disponibili, il gestore fatturerà circa 226.000 €/anno.
Un importo che consente di ammortizzare il costo dell’impianto e le relative spese di manutenzione in brevissimo tempo, considerando poi che l’incentivazione avrà una durata fissata di 20 anni.

Tale considerazione non tiene conto dell’eventualità di sfruttare direttamente, per le proprie necessità, il calore prodotto dalla cogenerazione, con un risparmio di consumi che, nel caso specifico, considerando una potenza termica utile di 138 kWt permetterebbe di risparmiare circa 14 m3/h di metano, che ipotizzando un costo dello stesso di 0,4 €/m3 corrisponde ad un ulteriore risparmio di € 47.600.
Cogenerazione da fonte non rinnovabile
Esaminiamo il caso di un’azienda che necessiti di acqua calda di processo o di un centro sportivo con una o più piscine da riscaldare.

In questo caso, grazie ad un’analisi energetica ed economica di dettaglio eseguita direttamente dal personale MTM ENERGIA, verrà identificato l’impianto adatto e verranno fatte diverse simulazioni di funzionamento per ottimizzarne l’efficienza.

Installando un impianto di cogenerazione a metano, si avrà un risparmio energetico variabile tra il 15 e il 40% rispetto alla produzione separata.
Tradotto in termini economici significa che, nel caso di funzionamento di un gruppo in grado di produrre 400 kWe e 460 kWt sotto forma di acqua calda per circa 6.000 h/anno, si avrà una risparmio di circa 150.000 €/anno senza considerare le varie forme di incentivazione previste. Investire nella cogenerazione a gas naturale significa ridurre i costi aziendali e aiutare l’ambiente semplicemente migliorando l’efficienza degli impianti e senza dipendere dagli incentivi statali.

In questo caso le varie forme di incentivazione sono infatti un contorno gradito ma non fondamentale.
Tali cifre evidenziano come la cogenerazione rappresenti un’ottima forma di investimento, soprattutto per le aziende la cui spesa energetica segna una delle voci più pesanti in bilancio.
In particolare, la cogenerazione è indicata per le aziende alimentari, tessili, cartarie, agricole, chimiche, metalmeccaniche, edili e, in generale, per tutti i settori industriali che, per le loro determinate caratteristiche, necessitano di notevoli quantità di energia elettrica e termica (sia calda che fredda).

La cogenerazione (così come la trigenerazione) è indicata anche in ambito civile per gli ospedali, le case di cura, le piscine, gli aeroporti e, in generale, in tutti i luoghi pubblici in cui è essenziale dotarsi di un gruppo elettrogeno ed è necessario condizionare termicamente gli ambienti.

Un altro ambito particolarmente adatto alla cogenerazione è quello dei rifiuti e delle acque reflue, da cui si produce naturalmente il biogas necessario alla combustione del motore per la produzione di energia.
Attraverso gli impianti di microcogenerazione, tali tecnologie offrono un’interessante proposta di risparmio energetico anche per i privati e le piccole e medie imprese.

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